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DEBITI PUBBLICI E RISPARMI PRIVATI

Data pubblicazione: 29 aprile 2026

Autore: Roberto Salmini

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E’ delle scorse settimane il grido di allarme del Ceo di JP Morgan , Dimon , riguardo alla possibile crisi dei debiti sovrani ( debiti pubblici ) Le crisi , sistemiche e non , che si sono susseguite a far data dal 2008 ( fallimento di Lehman Brother ) hanno avuto come conseguenza una crescita esponenziale dei debiti pubblici a livello mondiale. La situazione più preoccupante resta , di gran lunga , quella del debito ( e del deficit ) americano . Nel giro di 40 anni gli Stati Uniti sono passati da essere creditore netto a livello mondiale a paese debitore dipendente dal risparmio di paesi , più o meno amici ( Cina , Giappone , Europa ) per finanziare il propio enorme stock di debito . Tutto ciò a fronte di un tasso di risparmio nazionale , da sempre , esiguo . D’altra parte , l’ intera politica dei dazi posta in essere dalla attuale amministrazione statunitense ha come dichiarato fine ( e’ sufficiente prendere visione dei papers , dei documenti ufficiali del Tesoro americano ) quello di ottenere , anche in modo coercitivo , il finanziamento a costi contenuti del debito in scadenza ( una quota significativa del debito federale , rappresentato da tbill , i nostri bot , e’ in scadenza nel corso di questo anno ) . Attualmente il rendimento del Treasury decennale ( il nostro Btp ) ,che e’ il titolo su cui gira l’intero sistema di finanziamento a famiglie ed imprese americane , viaggia in un range tra il 4% ed il 4,5% . Una riduzione del costo del servizio del debito ( gli interessi corrisposti sul debito ) e’ vitale per liberare risorse da destinare ad impieghi produttivi . Una situazione analoga si ha anche in Europa , dove , a livello comunitario , due delle tre principali economie , quella francese e quella italiana , hanno stock di debiti che superano abbondantemente il 100% nel rapporto con il prodotto interno nazionale ( nel caso dell’Italia il nostro debito rapportato al Pil si attesta , ad oggi , al 138% ) . Questa condizione ostacola fortemente , per non dire rende impossibile adottare politiche di bilancio espansive , come si è fatto in tempi recenti , principalmente ,in occasione della pandemia del Covid nel 2020 . A questo punto quali potranno essere le ricadute della attuale crisi mediorientale e della più che probabile recrudescenza della inflazione legata al nuovo shock dei prezzi energetici ? E’ molto improbabile che le Banche centrali , in primis la BCE , possano aumentare più di tanto i tassi , adottando politiche monetarie restrittive . Per quanto detto una simile scelta rischierebbe di far saltare il banco ( portare al default di debiti pubblici ) E ‘molto più probabile che le autorità monetarie si accontentino di adottare politiche più morbide , pilotando il mercato verso una condizione di tassi reali negativi . Per tassi reali negativi si intendono tassi nominali minori del tasso inflazione ( inflazione al 4% e tassi nominali al 3% uguale ad un tasso negativo dello 1% ) .L’inflazione , come fenomeno economico che riduce il potere di acquisto ( il valore reale del nostro risparmio ) costituisce un vantaggio per il debitore ( nel nostro caso gli Stati emittenti debito ) ed uno svantaggio per il creditore ( famiglie ed operatori privati ed istituzionali ) . Questa condizione avrebbe come conseguenza la riduzione del valore reale del debito . Ma il vero pericolo per la sostenibilità dei debiti pubblici e’ costituita da quel fenomeno che gli economisti definiscono “stagflazione” . Fenomeno per il quale la stagnazione economica ( la mancata crescita economica ) si accompagna alla inflazione . Un fenomeno conosciuto , in tempi recenti , solo negli 70 , anche in quel caso a seguito di uno shock dei prezzi energetici legati , nella circostanza , alla guerra del Kippur ( anno 1973) . Nella ottica di una efficace ed equilibrata pianificazione occorre che il consulente condivida con il propio cliente questo scenario più che probabile , adottando le misure conseguenti

Ricordando sempre che ogni crisi costituisce una opportunita.


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Roberto Salmini

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