Lo strano caso di mercati ai massimi e multipli in flessione
Data pubblicazione: 03 ottobre 2026
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Wall Street continua a segnare nuovi record, eppure la Borsa americana oggi è meno cara di un anno fa. Sembra una contraddizione, ma non lo è: gli utili delle aziende stanno crescendo più in fretta dei prezzi delle azioni È una situazione rara, quasi l'opposto di quanto accadde nel 2000, quando salivano i prezzi ma salivano ancora di più le valutazioni. Vediamo, con parole semplici, che cosa sta succedendo e perché conviene provare a capire che cosa sta accadendo sul principale mercato finanziario al mondo , senza , per questo , farsi travolgere da facili entusiasmi ne da paure
CHE COSA E' IL RAPPORTO PREZZO UTILI
In primo luogo e' utile provare a capire che cosa si intenda per rapporto prezzo utili. Il rapporto prezzo/utili, detto anche P/E, chiarisce quanti euro (o dollari) si pagano in Borsa per ogni euro di utile prodotto da un'azienda. Se un'azione costa 100 e l'azienda guadagna 5 per azione, il P/E è 20: pertanto , si paga l'equivalente di 20 anni di utili. Più il numero è alto, più il mercato è "caro" e maggiore è il rischio di aver pagato troppo. Il P/E puo' essere o storico o prospettico :
P/E storico: confronta il prezzo con gli utili già realizzati negli ultimi dodici mesi. È un dato certo, ma guarda indietro.
P/E prospettico: confronta il prezzo con gli utili attesi nei prossimi dodici mesi. Si basa su stime, ma è quello che gli analisti usano di più, perché la Borsa ragiona sul futuro. Un'immagine ci puo' aiutare a capire meglio : è come valutare un appartamento in affitto guardando il canone. Se il prezzo resta uguale ma l'affitto aumenta, l'immobile diventa più conveniente. In Borsa, l'"affitto" sono gli utili.
I NUMERI DI OGGI
Vediamo ora l'attuale situazione
Il P/E prospettico dell'indice S&P 500 è sceso da circa 23 nel 2025 a poco meno di 19 oggi, mentre l'indice continuava a salire. Il valore attuale è solo leggermente sopra la media degli ultimi trent'anni, intorno a 17. Un confronto puo' aiutare ad intendere meglio . Nel 2000, al culmine della bolla tecnologica, il P/E prospettico superò quota 24, un livello mai più raggiunto da allora. Allora i prezzi correvano e le valutazioni salivano con loro; oggi i prezzi salgono ma le valutazioni scendono. A prima vista, quindi, il mercato pur se non a buon mercato, non appare nemmeno in preda ad eccessi.
PERCHE' SUCCEDE
Il motivo principale è una crescita eccezionale degli utili. Nel secondo trimestre gli utili delle società dell'S&P 500 sono saliti di poco più del 50%, e per i due trimestri successivi gli analisti si aspettano aumenti superiori al 20%.Dietro questi numeri ci sono soprattutto due motori:
1) Intelligenza artificiale: circa metà degli utili del secondo trimestre arriva da aziende legate all'AI, sostenute da investimenti nei data center stimati in circa 800 miliardi di dollari nel 2026
2) Energia: gli utili del settore energetico sono più che raddoppiati grazie al rialzo del petrolio dopo la guerra in Iran. C'è poi un fattore contingente che spinge le valutazioni verso il basso: i tassi d'interesse. Con l'inflazione in aumento, i rendimenti delle obbligazioni sono saliti e le azioni devono "offrire di più" per restare attraenti. Questo pesa soprattutto sui settori più sensibili ai tassi. Secondo alcuni gestori , come riportato dal Sole24 Ore , se le tensioni sul petrolio si calmassero e i tassi tornassero a scendere, i multipli potrebbero risalire del 5-10%, offrendo un'ulteriore spinta alle Borse.
QUANTO SONO SOLIDI QUESTI UTILI
Ma la vera domanda riguarda la sostenibilità degli utili che caratterizzano questo ciclo di mercato Un P/E basso è, infatti , rassicurante solo se gli utili su cui si calcola sono duraturi. Ed è qui che nascono i dubbi: una parte dei profitti non è destinata a ripetersi. I principali elementi da tenere d'occhio sono:
1)Utili straordinari: molte aziende tecnologiche hanno beneficiato della rivalutazione delle partecipazioni in altre società, un guadagno contabile che non si ripete ogni anno
2)Effetto inflazione: prezzi più alti gonfiano i ricavi e gli utili "nominali", senza che l'azienda sia davvero più produttiva.
3)Petrolio: gli utili energetici dipendono da un prezzo del greggio legato a una crisi geopolitica.
4) Spesa pubblica USA: il deficit americano, intorno al 6% del Pil, sostiene l'economia, ma non può farlo all'infinito .In sintesi, la capacità delle aziende di generare utili stabili nel tempo è probabilmente inferiore ai valori record di oggi. Se togliamo la parte straordinaria, il mercato potrebbe essere più caro di quanto il P/E suggerisca.Per questo i prossimi annunci dei risultati societari, e soprattutto le indicazioni sul futuro, diventeranno un banco di prova: ogni delusione rispetto alle attese di analisti e mercato potrebbe determinare un aumento significativo della volatilità
Un mercato forte, ma con il respiro corto
C'è un altro aspetto che i numeri medi non mostrano: la corsa della Borsa americana è trainata da pochissimi titoli. Lo sottolinea Donatella Principe in una recente riflessione, paragonando il mercato a un esercito in cui a combattere in prima linea sono sempre gli stessi: i "Magnifici 7" e pochi altri alleati del mondo tecnologico.Il peso di questi campioni è enorme: appena 10 titoli tecnologici rappresentano il 41% dell'intero S&P 500. Questo significa che, quando parliamo di indice ai massimi o di P/E in calo, stiamo in buona parte parlando di loro.Per capire se un rialzo è "in salute" si guarda la cosiddetta ampiezza del mercato, cioè quanti titoli partecipano davvero alla salita. Un indicatore semplice è la percentuale di azioni che quotano sopra la propria media mobile, ossia sopra il loro prezzo medio degli ultimi giorni o mesi. Oggi questa percentuale è sotto il 50% sia per l'S&P 500 sia per il Nasdaq, su tutti gli orizzonti temporali: 385 titoli su 500 dell'S&P quotano sotto la media mobile a 50 giorni.Lo conferma anche il confronto con l'S&P 500 Equal Weight, la versione dell'indice in cui ogni azienda pesa lo stesso (0,2%), indipendentemente dalla sua dimensione. Dal lancio di ChatGPT questa versione "democratica" fa peggio dell'indice tradizionale, e il rapporto tra le due è sui minimi da 24 anni.
PERCHE SUCCEDE
Nei momenti di incertezza gli investitori preferiscono rifugiarsi in una roccaforte, e i grandi nomi della tecnologia sono percepiti come tali. I rischi non mancano: un'intelligenza artificiale difficile da controllare, il debito delle aziende (anche fuori bilancio), la concorrenza dei modelli open source. Per ora, però, il mercato li considera secondari rispetto alla forza del tema AI e alla capacità di queste società di produrre utili.
ILMERCATO OBBLIGAZIONARIO
A complicare il quadro c'è il mercato obbligazionario. Da un lato, i rendimenti dei bond sono tornati competitivi rispetto ai dividendi delle azioni; dall'altro, una salita troppo brusca dei rendimenti potrebbe mettere sotto pressione tutti i mercati finanziari.
ILPROSSIMO APPUNTAMENTO
Il prossimo appuntamento da seguire è la stagione delle trimestrali: per la prima volta gli altri 493 titoli dell'S&P 500 dovrebbero far crescere gli utili più dei Magnifici 7. Se accadesse, sarebbe un segnale importante: un mercato che avanza compatto, senza dipendere solo dai suoi campioni, è un mercato più solido.
COSA SIGNIFICA PER CHI INVESTE
In conclusione , non si sta parlando di un imminente crollo dei listini azionari e neppure di una irripetibile occasione di acquisto . Il quadro è più sfumato: i fondamentali oggi non segnalano pericoli imminenti, ma la fase di mercato ha una natura straordinaria e , come tale , difficilmente durerà così a lungo.Le previsioni indicano utili ancora in crescita a due cifre fino a fine 2027, aiutati dai riacquisti di azioni proprie (operazioni di buy back ) e da margini in espansione. Il trend positivo potrebbe quindi continuare, finché i nodi non verranno al pettine.
Per un risparmiatore, la lezione è quella di sempre:
non lasciarsi guidare dai titoli sui record, né in positivo né in negativo;guardare la qualità degli utili, non solo la loro quantità;mantenere un portafoglio diversificato, coerente con il proprio profilo di rischio e con i propri obiettivi;
confrontarsi con il proprio consulente prima di modificare le scelte d'investimento sull'onda delle notizie.
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